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Recensione di 3 nuovi album: Gaga, The Lumineers e Mumford and Sons

  • Immagine del redattore: Chiara Bressan
    Chiara Bressan
  • 8 nov 2025
  • Tempo di lettura: 2 min

Indovinate chi è tornata con un'altra serie di orgasmi musicali? Esatto, proprio io, la vostra nerd culturale preferita, pronta ad analizzare tre nuovi album appena usciti. Spoiler: solo uno mi ha davvero colpita. Gli altri? Diciamo solo che... esistono.


Lady Gaga - MAYHEM


Partiamo con l'unico disco della lista che mi ha davvero colpito: MAYHEM di Lady Gaga. Pubblicato il 7 marzo con un titolo che dice tutto – Mayhem significa infatti caos, disordine, mancanza di controllo – questo album mi ha sorpreso, e no, non è una fan sfegatata che parla.


Lady Gaga's MAYHEM album cover
Lady Gaga's MAYHEM album cover

14 brani che urlano “non osate mettermi in una scatola, perché non appartengo a nessuna”. Gaga offre un inno eclettico, spudorato e mutevole alla sua vera natura artistica. Abbraccia la sua identità multiforme, mettendo da parte l'ossessione dell'industria per la coesione sonora. Ci mostra invece ciò che è in grado di fare attraverso un viaggio che sfuma i confini tra i generi, spaziando dalle ballate al pianoforte (Blade of Grass) ai successi pop in cima alle classifiche (Abracadabra), dai riff funky (Killah) ai brani in stile Taylor (How Bad Do U Want Me). Questo album è sia un ritorno alle origini che una novità, trasformativo e fedele al proprio nucleo. I temi? Un seducente scontro tra romanticismo e sensualità grezza, la luce incontra l'oscurità, l'energia della ragazza innamorata incontra quella della ragazza cattiva. Applausi, Germanotta.



The Lumineers - Automatic


Il prossimo è Automatic dei Lumineers, pubblicato il giorno di San Valentino per rimanere fedele alla loro estetica romantica indie-folk. Devo ascoltarlo ancora un paio di volte, ma nessun brano mi ha colpito particolarmente. È semplicemente molto coerente con ciò che abbiamo imparato a conoscere di loro, senza quel grande singolo a cui siamo abituati, come Ophelia o Ho Hey. Il sound e i testi sembrano sicuri, con alcuni intermezzi strumentali come Strings e Sunflowers, ma ho sentito la mancanza di qualche onda alta tra la bassa marea. Anche loro lo riconoscono nel primo brano: Same Old Song.



Mumford & Sons - Rushmere


Ultimo della lista e anche nella mia classifica, Rushmere dei Mumford and Sons è stato pubblicato pochi giorni fa, il 28 marzo. Mi sembra che abbiano raggiunto l'apice con Wilder Mind – possiamo fermarci un attimo e ricordare quella fantastica copertina dell'album?! – e Delta, per poi abbandonare lentamente il folk hardcore e gli inni guidati dal banjo sulla scia di Little Lion Man, dove era impossibile non battere i piedi a tempo. Proprio come con i The Lumineers: sembra semplice, sicuramente familiare, ma senza quel tocco speciale, qualcosa che ho già sentito. Ho bisogno di un rush-more di originalità.



À la prochaine les gars, continuate a seguirmi per ulteriori aggiornamenti!

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