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Il Conte di Montecristo: Un Classico da Non Ignorare

  • Immagine del redattore: Chiara Bressan
    Chiara Bressan
  • 28 dic 2020
  • Tempo di lettura: 3 min

Alzi la mano chi ha paura dei libri sopra le cinquecento pagine. Farsi spaventare da un volume piuttosto consistente capita a tutti, anche ai lettori più accaniti. Per non parlare del timore più o meno reverenziale che la parola classico è in grado di suscitare. I classici vengono spesso bollati come difficili o noiosi, e se in più sono di dimensioni sopra la media, il risultato è un lettore terrorizzato che non si deciderà mai ad affrontarli.

Esistono però delle splendide eccezioni, e oggi vi parlo di una di queste.


Il Conte di Montecristo è un tomone di più di mille pagine che nonostante le sue impressionanti dimensioni scorre che è una meraviglia. I primi che mi vengono in mente quando si parla di mattoni classici sono sicuramente i russi. Se Dostoevskij, Tolstoj, Bulgakov & co. vi fanno paura, non esiste nessun ragionamento sillogistico per cui dovreste temere anche Il Conte di Montecristo. Se le narrazioni russe sono a tratti lente e indugiano molto sulla psicologia dei personaggi più che sui fatti stessi, nell'opera di Dumas troverete un susseguirsi di avvenimenti che vi terranno incollati alle pagine. L'intreccio è molto fitto, riferimenti e personaggi ricompaiono a distanza di tempo, fatti che sembrano apparentemente sconnessi dallo sviluppo della trama si rivelano poi essenziali, e alla fine tutto combacia alla perfezione in un intricato tessuto narrativo. È un mix di generi, come da manuale per il grande romanzo d'appendice dell'800: racconto d'avventura, di formazione, d'amore, con tratti gotici e personaggi ben definiti e originali (per chi lo ha letto, il personaggio di Eugenie Danglars è un personaggio femminile straordinariamente moderno). Insomma, è un'opera ricchissima sotto diversi aspetti.



Ma veniamo a lui, unico e vero protagonista: Edmond Dantès, il conte di Montecristo. Raramente mi è capitato di affezionarmi a un personaggio come ho fatto con Edmond. Lo incontriamo da ragazzo, ingenuo ed innocente, innamorato e pieno di speranza per il futuro e lo vediamo crescere, diventare un uomo maturo che non ha più quella luce negli occhi, che diventa affascinante, misterioso, perfino macabro e inquietante. La storia di Edmond è molto famosa e si ispira a un reale fatto di cronaca della Francia ottocentesca di Dumas: Edmond Dantès viene imprigionato ingiustamente il giorno del suo matrimonio con la bella Mercedès, accusato di bonapartismo nella Francia della Restaurazione e incarcerato per quattordici lunghi anni, al termine dei quali riesce ad evadere e a dare così finalmente inizio al suo macchinoso piano: vendicarsi di chi lo ha ingiustamente fatto incarcerare. Da quel momento Edmond Dantès non esiste più e diventa Il Conte di Montecristo.


Dall'incipit in cui la nave Pharaon rientra al porto di Marsiglia dopo un lungo viaggio è un incessante susseguirsi di avvenimenti e azione, che riprende molto i tratti del romanzo d'avventura. Dal periodo della prigionia la vita di Edmond cambia. Cresce, conosce il dolore, la fame e la sofferenza, rasenta la follia e tocca il fondo. Ma sono anche gli anni dell'amicizia, della formazione e della crescita, che gettano le basi della persona che sarà. Solo dopo essere stato profondamente infelice, Dantès saprà apprezzare la vera felicità. La sua vendetta è quasi un piano divino, il conte si sente un emissario della Provvidenza, è cambiato per sempre. Di un libro così è difficile parlare senza rischiare di fare spoiler, perciò mi fermo qui.


Con un ritmo incalzante, un protagonista splendidamente delineato che può insegnare tanto e a cui affezionarsi come a un amico, una trama fitta e ricca di personaggi e avvenimenti, Il Conte di Montecristo è un capolavoro narrativo capace di tenere incollati alle pagine anche i lettori più renitenti. Che altro dire, se non: leggetelo!

Noi ci risentiamo al prossimo post,

Chiara

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